Le osterie e i caffè di Milano, tradizionalmente luoghi di incontro e di
chiacchiere, nel 1848 divennero anche luoghi di cospirazione.
Cospirare a tavola é antica tradizione milanese: già Amatore Sciesa era cliente fisso
dell'Osteria della Cazzuola, che così si fece un nome più
tardi tra i giovani rivoluzionari lombardi.
Al Caffè della Peppina, in Via Cappello, si riunivano i
componenti della corrente democratica.
Si ritrovavano al Caffè della Cecchina, posto di fronte al
teatro alla Scala, a parlar di politica e a tesser trame i giovani del gruppo
monarchico costituzionale.
Curiosa situazione si verificava in Corsia del Giardino: al Caffè Cova si
ritrovavano le Giubbe Bianche (ufficiali dell'esercito austro-ungarico), mentre
le teste più calde come Belgioioso e Resta si riunivano nella vicinissima casa Marardet
.
Cesare Correnti teneva il suo quartier generale presso Il Cervetto,
osteria in contrada Rebecchino.
Appena discesi dal treno della nuova linea Milano-Treviglio facevano tappa al Gatto
Nero in Ortica giovani armati di falce, forconi e moschetti e adorni di
coccarde tricolori. Da qui ripartivano per portare rinforzi alle barricate in Porta Tosa.
Non molto lontano dall'Ortica, dove era situata la polveriera, Radetzky pranzava
quotidianamente alla Trattoria dell'Oppio.
Famose osterie "patriottiche" dell'epoca furono anche quella del Cadenino
in via della Signora e L'Isola Bella nei pressi di Via Cappello.
Numerosissime erano comunque le osterie suburbane, ciascuna delle quali offriva attrattive
proprie: si andava al Monte Tabor a vedere le montagne russe, ai
Beritt in Via della Pace per ridere dei lazzi di Gioppino o a
Gratosoglio all'Isola Fiorita dove i contadini innalzavano, ogni
domenica, l'albero della cuccagna.
Un cartello con la dicitura "Qui, pesce sempre fresco" era affisso
all'esterno del Pellegrino fuori di Porta Tosa.
Il Ronchetto, fuori di Porta Ticinese, era famoso per le rane
che si trovavano in abbondanza in quel territorio acquitrinoso.
Alla Mercasciada i milanesi si recavano, in primavera, per
mangiare gli asparagi.
Famosissima poi era (ed è ancora) la Cascina dei Pomi, posta
sul naviglio della Martesana, tra Porta Comasina e Porta Nuova, citata anche da Carlo
Porta nel "Brindes per on disnà alla Cassinna di Pomm el dì 14 Magg 1809". |