star IPSAR Vespucci Milano back
NetD@ys 98

cotoletta alla milanese

"Si prende una costoletta di vitello o nodino che abbia il suo osso attaccato, altrimenti sarebbe almeno esagerato e fuori luogo chiamarla costoletta... E la si scelga né troppo grassa né troppo magra, ma più sul magro che sul grasso. La si stenda sul tagliere e col pestacarne si cominci a tormentarla dolcemente di modo che le fibrille della carne non si spappolino, ma si rompano.
Quando questa operazione che può anche durare una ventina di minuti è finita, la costoletta viene fatta passare in uovo battuto, poi in pane grattugiato. Anche questa operazione va ripetuta almeno due volte per garantire una impanatura perfetta e regolare.
Sul fuoco si sarà nel frattempo messo a sciogliere un grosso pezzo di butirro e poco olio di oliva finissimo, in modo da giungere alla bollitura. In esso si faranno passare le costolette che debbono, per essere mangiabili e perfette, risultare dorate in ogni loro parte.
Prima di portarle in tavola, le costolette vanno finite, cioè bisogna coprire i "manici" di ciascuna con un decoro di carta. Un tempo infatti i buoni milanesi non avrebbero per nessuna ragione al mondo rinunciato ad agguantare l'osso e a rosicchiare la saporita carne fino in fondo.
Ci sembra inutile aggiungere che i contorni ideali  sono l'insalata, le patate fritte alla francese, ma specialmente il risotto alla milanese."
Ricetta milanese dell' Ottocento citata da C. Steiner ne "Il ghiottone lombardo"

up
lblu.gif (1548 byte)